Microscopi, meglio un modello ottico o elettronico? Le differenze

Il microscopio apre le porte alla conoscenza di un ‘micro mondo’ che non si vede a occhio nudo, avvalendosi di una o più lenti di ingrandimento che ingigantiscono le micro-particelle, anche le più infinitesimali, che compongono la materia. Impiegati ad uso amatoriale o lavorativo, i microscopi trovano largo impiego in ogni ambito, ma soprattutto nelle scuole come strumento didattico di conoscenza, nell’industria per il controllo qualità dei prodotti e in laboratorio per analisi di tipo medico-scientifico. Sono due le maggiori categorie in cui si suddividono i microscopi: modelli ottici ed elettronici. Ecco le principali differenze, che prendono le mosse dalla fonte di luce attinta per l’osservazione del campione o preparato.

A seconda del sistema adottato per l’analisi del campione dipende la qualità dell’ingrandimento e della resa cromatica. Nei classici modelli ottici il campione viene analizzato dopo essere stato collocato su un apposito vetrino trasparente, dove viene ‘trafitto’ dai raggi luminosi restituendo un’immagine ingrandita, pari a 200 nanometri, quanto basta per l’osservazione di una cellula, ma non di particelle più piccole. Diverso il discorso per i microscopi elettronici professionali che filtrano il preparato mediante un fascio di elettroni, in questo caso si avrà un ingrandimento superiore, in grado di focalizzarsi anche sui dettagli infinitesimali, ma l’immagine risulta monocromatica, per colorarla si può agire in un secondo momento in digitale. Per quanto riguarda i modelli elettronici si dividono, a loro volta, in altre sotto-categorie, che includono i MEB, microscopi a scansione o i MET, microscopi a trasmissione. I primi emettono elettroni in grado di scansionare la superficie del campione, con un risultato ad alta risoluzione fino a 20 nanometri.

Queste strumentazioni hanno costi altissimi, che partono da 150.000 euro in su. I MET, invece, rilasciano lo stesso elettroni che, però, filtrano il campione consentendo l’ottenimento di un’immagine più particolareggiata. L’uso di questi apparecchi è molto diffuso nei laboratori di biologia cellulare, perché sono gli unici microscopi a poter sondare il mondo cellulare in modo così dettagliato e approfondito. A loro volta, i microscopi ottici si dividono in modelli invertiti e convenzionali. Nei primi la fonte di luce è sopra il campione mentre le lenti stanno sotto, al contrario dei microscopi convenzionali dove la sorgente di luce sta sotto consentendo al campione di essere osservato dall’alto.